Mediterranean Garden Society

Associazione Giardino Mediterraneo

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Ottobre 2015
Giardini Storici di Lazio

Dopo l’assemblea generale dell’associazione, siamo partiti dall’Isola di Ischia per arrivare a Frascati, la nostra base per visitare le ville e i giardini storici del tour.

La nostra prima tappa era a Villa Aldobrandini che è considerata la più spettacolare delle ville del tardo rinascimento in questa regione ed è un esempio per eccellenza dello stilo barocco italiano. La tenuta, che si estende per 500 ettari, rimane tuttora proprietà della famiglia Aldobrandini. Particolarmente notevole è il Teatro delle Acque con le sue fontane e sculture mitologiche.

Il Teatro delle Acque a Villa Aldobrandini

Il giardino restaurato a Villa Aldobrandini

Il giorno dopo, la nostra meta era il giardino di Ninfa. Anche in ottobre questo famoso giardino romantico era pieno di colori provenienti in particolare dalla collezione di aceri Giapponesi e dai frutti delle tante rose nel giardino.

Il ponte sul fiume a Ninfa

Un acero autunnale riflesso nel fiume a Ninfa

Le ortensie che crescono tra tronchi caduti a Ninfa

Alla sera, abbiamo partecipato ad una interessante conferenza tenuta dalla Professoressa Christine Thomson sui giardini da visitare il giorno dopo: Villa Adriana e Villa d’Este.

Costruita tra 118 e 138 DC, la Villa Adriana rimase il modello per i giardini classici del rinascimento; infatti alcune delle sculture del giardino furono spostate alla vicina Villa d’Este quando questa fu commissionata dal Cardinale Ippolito II D’Este.

Il Canopus a Villa Adriana

La libreria con ulivi in aiuole rialzate a Villa Adriana

La Villa D’Este a Tivoli è rinomata per le sue fontane, ninfei, grotte, giochi d'acqua e musiche idrauliche e costituisce un modello più volte emulato nei giardini europei manieristi e barocchi. L’insieme funziona grazie al costante flusso di acqua del fiume Aniene che attraversa Tivoli e la sapienza ingegneristica romana.

Le Cento Fontane a Villa d'Este

La fontana di Nettuno a Villa d'Este e alle spalle l’organo idraulico

Nell’ultimo giorno abbiamo visitato, a Castel Gandolfo, Villa Barberini, la residenza papale estiva che recentemente è stata aperta al pubblico da Papa Francesco. La villa risale al Seicento, che incorpora le rovine di una villa Domiziana che risale al 81 DC, fu ceduta al Vaticano nel 1929. Successivamente il Papa Pio XI avviò la ristrutturazione del vasto giardino.

Abbiamo inizialmente visitato le terme originali della villa Domiziana e una gentilissima guida ci ha accompagnato attraverso il circostante giardino punteggiato da cipressi e tassi potati che portano ad un piccolo laghetto nel quale si riflette una statua della Madonna.

Giardino della Madonnina a Villa Barberini

Il terrazzo inferiore del giardino include una serie di aiuole geometriche piantate con degli annuali e bordate dai cipressi, pini marittimi e cedri torreggianti.

Il terrazzo inferiore a Villa Barberini

Foto: David Parker

Settembre 2015
Giardini influenti del novecento a Fiesole e Settignano, Firenze

Abbiamo incontrato la nostra guida Jane Zaloga, che insegna storia dell'arte e dell'architettura per la Syracuse University a Firenze, e siamo scesi dalla piazza centrale di Fiesole lungo la ripida via Vecchia Fiesolana per raggiungere il piccolo cancello in ferro battuto che porta a Villa Le Balze che sorge su una ripida collina che domina Firenze.

Questa è la stessa entrata che usava Charles Strong, il filosofo americano che possedeva la proprietà e che era confinato su una sedia a rotelle. Nel passato invece, tutti i visitatori entravano nel giardino usando l’ingresso principale posto in cima a una ripida scalinata che portava ad un magnifico pergolato di Rosa banksia.

Fu Strong a chiamare Geoffrey Scott e Cecil Pinsent per progettare il giardino nel1914. Il giardino, lungo e stretto, fu da loro diviso in una serie di ‘stanze’ formali e una terrazza. Non si vede mai tutto il giardino nel suo insieme, ma si rivela stanza per stanza. Questo forse spiega il fatto che quando si lascia Le Balze si ha l'impressione di un giardino molto più grande di quello che effettivamente è.

Villa Le Balze si trova su un sito lungo e stretto

Nelle due “stanze giardino” più vicine alla villa, i progettisti hanno scelto di nascondere la vista su Firenze per creare tranquilli spazi verdi, perfetti per il loro proprietario contemplativo. E' solo dalle terrazze di fronte e ai lati della villa che la splendida vista della città può essere goduta.

Ville Le Balze - una “stanza” del giardino tranquilla e perfetta per la contemplazione

Vedute di Firenze dalla terrazza

Lasciata Villa Le Balze, basta attraversare la strada per entrare nel giardino della Villa Medici. Costruito nel 1450, da Giovanni de 'Medici ed ereditata da Lorenzo il Magnifico, la villa appartenne a diversi proprietari inglesi nel 1700 e 1800. Nel 1911 la proprietà fu acquistata da Sybil Cutting (madre di Iris Origo) che commissionò a Scott e Pinsent la direzione dei lavori di restauro.

La villa si trova in una posizione dominante sulla collina.

Ville Medici occupa una posizione dominante

Il giardino è disposto su due livelli: nel giardino superiore c'è una limonaia, un prato grande dominato da due enormi alberi di Paulownia fiancheggiato da rose e arance amare a spalliera. La dimensione del giardino è imponente e grandiosa.

Il giardino di Villa Medici ha dimensioni molto più ampie di quelle di Villa La Balze

La pendenza della collina è estremamente ripida e Pinsent e Scott hanno posto tra il giardino superiore a quello inferiore (diviso in quattro aiuole con prato, magnolie e bosso), una terrazza intermedia con un altro grande pergolato di Rose banksia.

Villa Medici - pergolato con Rosa banksia

Villa Gamberaia, nominata dalla storica di giardini, Georgina Masson, come un perfetto esempio di una villa con giardino toscana si trova a poche kilometri di distanza a Settignano. La villa è circondato dalle splendide colline ancora incontaminate di Firenze dove ulivi, cipressi e muri secchi sono il motivo dominante.

Villa Gamberaia - guida Carol Smith e altri partecipanti con la splendida campagna toscana come sfondo

L’originaria costruzione è del Cinquecento ma il giardino fu iniziato nel 1610 quando l’attuale villa è stata costruita da Zanobi di Andrea Lapi. Fu proprietà della famiglia Capponi nel Sette e Ottocento fino a quando è stata comprata dalla Principessa Ghyka nel 1896. Intorno al 1910 ella ha commissionato a Luigi Messeri e al suo capo giardiniere Martino Porcinai (padre di Pietro Porcinai, il grande paesaggista) la creazione del giardino moderno diventato il modello per tanti altri giardini. La principessa ha costruito un parterre ‘di acqua’, per rimpiazzare il settecentesco parterre ‘di broderie’ e un belvedere di cipressi, bordure di lavande, iris, gigli, rose ed oleandri.

Villa Gamberaia – un “parterre” con acqua

L’elemento centrale è un grande ‘viale’ erboso, il cosiddetto ‘campo da bocce’, che finisce in un ninfeo. Accanto un piccola costruzione rustica collega la limonaia alla zona selvatica del giardino e nel giardino della limonaia si trovano rose e peonie.

Giugno, 2015
Umbria:  Il Lavandeto di Assisi e Fondazione Barbanera

Era una perfetta giornata per visitare questi giardini umbri – ben soleggiata con nessuna nuvola nel cielo e con un paesaggio attorno nitido e lussureggiante grazie alle piogge recenti.

La nostra prima tappa era al vivaio specializzato Il Lavandeto di Assisi con una visita guidata dal proprietario Gino Perticoni.

Il vivaio, che organizza ogni anno in giugno la 'Festa della Lavanda', ha creato un giardino di esposizione diviso in alcune “garden room” per mostrare i diversi tipi di lavanda, numerose piante aromatiche e salvie ornamentali. Sullo sfondo i campi colorati di lavanda si estendevano verso Assisi.

Camp di lavanda con Assisi sullo sfondo

Il primo giardino conteneva la lavanda ‘inglese' che viene potata drasticamente (12-16 cm) ogni anno per impedire che il cespuglio diventi legnoso. Cresciuti da seme, i diversi tipi di ‘angustifolia’ da noi visti, fioriscono dalla metà di maggio, e amano crescere in pieno sole.

Nel secondo giardino tra le lavande intermedie, dette “francesi”, era la varietà ''Grosso'” (con il suo gambo lungo e fiorito di colore blu intenso) che emanava il più forte profumo. Infatti abbiamo sentito da Gino che è questa varietà che viene utilizzata per i profumi in Provenza. Se viene potata immediatamente dopo la sua prima fioritura potrebbe rifiorire in settembre e Gino ci ha raccomandato di lasciare sempre circa 2 cm di 'verde' sui fusti e non tagliare mai il legno.

Gruppo nel giardino delle lavande intermedie

Il tempo di raccogliere la lavanda per il profumo è da fine luglio a metà agosto, invece per essiccare i fiori di lavanda da mettere in sacchetto, gli steli devono essere raccolti all'inizio della fioritura.

Il vivaio ha sperimentato alcune piantagioni di lavanda dentata ma finora senza successo, probabilmente a causa del suolo troppo argilloso e degli inverni rigidi.

Un delizioso pranzo a Spello (Ristorante La Bastiglia) è stato poi seguito da una visita al giardino dell’Editoriale Campi che pubblica il celebrato almanacco Barbanera da oltre 250 anni.

Fondazione Barbanera e giardino

Il giardino è gestito secondo i principi dell’Almanacco Barbanera a partire dal rispetto delle fasi lunari. Per prima cosa abbiamo visitato l’orto fiorito dove Isabella dalla Ragione, stimata storica agricola, ci ha tra altro spiegato l’importanza che gli insetti hanno nei nostri giardini, incoraggiandoci a favorire metodi esclusivamente biologici.

Albergo per gli insetti

I giardino ornamentale della Fondazione include erbe aromatiche, lavande, rose, melograni e una collezione spettacolare di ortensie, comprese una straordinaria ortensia quercifolia con fiori bianchi lunghi 25 centimetri della varietà Snow Queen.

Piante aromatiche nel giardino Barbanera

Pergola nel giardino Barbanera

Signora Campi con ortensia

Alle fine della nostra visita l’archivista della Fondazione Barbanera ci ha mostrato una collezione importante di almanacchi, sia di loro produzione che provenienti da tutta Europa, con edizioni risalenti alla metà del 1700.

Abbiamo molto apprezzato l'ospitalità e la possibilità di conoscere piante e storia in entrambi i giardini.

Testo: Anna Bramwell
Photos: Sergio Ungaro

Maggio 2015
Giardini Romantici di Lazio

25 soci MGS si sono incontrati all’ingresso di Ninfa con grandi aspettative per la visita a quello che il New York Times descrive come "il più bel giardino del mondo" (16 giugno 2002). Accolti da Giulia, la nostra guida, attraversando un piccolo cancello siamo entrati subito in un altro mondo dove la mancanza di ogni suono che non fosse il glorioso canto degli uccelli o il fruscio dell’acqua corrente ci ha stordito.

Rosa ‘Kiftsgate’ con torre fortificata (1300) in secondo piano

Il giardino fu realizzato nel 1920 tra le rovine del piccolo borgo medievale chiamato Ninfa. Il nome deriva da un piccolo tempio romano dedicato alle ninfe delle acque costruito vicino ad una sorgente. Oggi, un fiume scorre attraverso il giardino da un lago leggermente sopraelevato appena a un po’ a nord ed è l'abbondanza e la purezza di quest'acqua che consente a questo giardino un verde lussureggiante in un clima così arido. Inoltre il terreno ricco, ben drenato e umido favorisce la rapida crescita delle piante. L'altezza incredibile anche di alberi piantati di recente testimonia la fertilità del suolo e il clima mite (protetto dalle montagne a nord e temperato dalle brezze del mare ad est). Non meno di 1300 piante provenienti da tutto il mondo crescono rigogliosamente nel giardino.

Ninfa è stato trasformato a partire dal 1920 da tre generazioni di donne anglo-americane e l'influenza inglese sul giardino è chiara nel suo stile libero e informale. Le uniche linee rette sono formate dai viali di cipressi che costeggiano le vie del centro storico e da una siepe di lavanda che attraversa il Piazzale della Gloria. Qui abbiamo particolarmente ammirato il giardino roccioso creato da Donna Lelia con le sue abbondanti piantagioni di anemoni, verbene, hebi, salvie, alyssum ed escoltzie.

Ninfa - il giardino roccioso

Il tutto si inserisce perfettamente nella natura. Quando si guarda attraverso gli alberi svettanti, la vista sulle pendici dei monti Lepini crea uno sfondo armonioso e nulla disturba l'occhio. La scala è imponente: qui le piantagioni di sottobosco sono talmente grandi che potremmo averle come volte nei nostri giardini.

Verso la fine della nostra visita siamo tornati sulla riva del fiume che alimenta tanti ruscelli e cascate d'acqua che attraversano il giardino. Ci ha incantato l’acqua cristallina, cosi chiara da sembrare  luminosa, nella quale si rispecchiano rose, calle, iris acquatici e le rovine sormontate da glicine, valeriana e tecoma.

L’insieme crea uno struggente e bellissimo giardino che ti prende il fiato e ti convince che l’opinione del NYT è corretta.

Ninfa – il fiume con le rose e rovine

Ninfa – l’acqua luminosa

Il giardino della Tenuta La Torecchia Vecchia si annida tra le rovine di un borgo e castello medievale, arroccato su una collina vulcanica con una vista spettacolare sulla grande tenuta all’intorno. Nel 1995 i proprietari Carlo Caracciolo e Violante Visconti commissionarono al famoso architetto Dan Pearson la progettazione di un giardino di 15 ettari con il compito di creare un'oasi di fresco per alleviare la calura estiva della zona. La tavolozza dei colori venne ristretta ai verdi di varia tonalità, al blu e al bianco.

La Torecchia - orto e frutteto fioriti

Un altro progettista di giardini, Stuart Barfoot, ha preso le redini nel 1998 e ha continuato a sviluppare il giardino, sperimentando uno stile che lui chiama "selvatico-curato", e che definisce come “un sottile equilibrio tra il selvaggio e il controllato" introducendo inoltre più colori nel giardino.

La Torecchia – la digitalis con i sui tenui colori

Il giorno della nostra visita la mancanza del sole bene si adattava ai colori sobri del giardino caratterizzato comunque da aiuole ampie e rigogliose che beneficiano dello stesso terreno fertile della vicina Ninfa. Anche in questo giardino l'acqua gioca un ruolo quando scende lungo il pendio ripido del giardino e appare qua e là, sotto forma di una piscina, di un ruscello e di un lago, il tutto collegato da pompe che assicurano il riciclo dell’acqua.

Siamo stati accompagnati nella visita dai due giardinieri Angelo e Angelo che hanno lavorato sotto la guida dei due architetti e continuano a mantenere il giardino secondo le loro prescrizioni.

La Torecchia - Gunnera, Arum e Nasturtium officinalis (crescione) in primo piano, lungo le rive del ruscello

La Landriana si trova lungo la costa di Anzio, luogo famoso per lo sbarco alleato e l’enorme battaglia della seconda guerra mondiale. Il giardino è stato creato nel 1956 dalla marchesa Lavinia Taverna che, da appassionata botanica, ha sviluppato da zero un sito poco promettente anche sovrintendendo alla rimozione delle mine inesplose.

Nel 1967 la marchesa ha invitato Russell Page "ad imporre una struttura su questo disordine" e sono i suoi disegni che ancora formano il layout di base del giardino con delle siepi che dividono un susseguirsi di "stanze" (30 in tutto). Ognuna di esse è caratterizzata da raggruppamenti di piante originali scelti sia per il colore che per la forma.

Landriana – Il Viale Bianco

Una “stanza/giardino”, la Valle delle Rose, ci ha particolarmente affascinato con il suo suolo completamento coperto da erigeron che contrastava meravigliosamente con l'ampia varietà di gloriose rose antiche. Apparentemente Russell Page permetteva ai suoi cani di correre liberamente prima di tracciare i sentieri che qui sono larghi e consentono una perfetta visione delle aiuole rigogliose.

Landriana - la Valle delle Rose

Incantevole anche ci è apparso l'immenso lago, con le sue vaste distese di ninfee e fasce di iris acquatici gialli e tutti i soci hanno molto apprezzato il Giardino Degli Ulivi con la sua grande selezione di piante mediterranee gialle, grigie e malve attorno agli ulivi secolari.

Landriana - lago con ninfee e iris

Testo: Angela Durnford
Foto:  Sergio Ungaro

Aprile 2015
Giardini, ‘masserie’ e paesaggi della Puglia

La nostra escursione in Puglia è iniziata con una visita alla Lecce storica - romana, medievale e barocca - accompagnati da Fabio Ippolito, direttore dell’Orto Botanico di Lecce. Abbiamo cosi appreso alcune notizie storiche della Lecce antica, ammirando lungo tutto il percorso balconi e cortili in fiore. Abbiamo anche visitato il bellissimo giardino e alcune stanze del Palazzo Tamborino Cezzi.

Lecce: balconi e cortili in fiore

Il giorno seguente siamo andati al Parco della Costa Otranto–Leuca che offre 56 km di costa mozzafiato composto da diverse aree di grande interesse botanico: boschi, garighe, prati aridi, coste sabbiose e rocciose e zone umide. Il tutto arricchito da una abbondante fioritura spontanea. Ci siamo fermati diverse volte per identificare fiori endemici (vedete sotto per un elenco dei fiori identificati).

Parco della Costa Otranto–Leuca

Fiori endemici

La meta successiva era Salve, nella punta più a sud del tacco d'Italia, dove si trova la masseria privata di Santu Lasi. La quattrocentesca masseria fortificata è stata restaurata dall’attuale proprietario Professore Vincenzo Cazzato con raffinata cura, utilizzando esclusivamente materiali di recupero. Abbiamo fatto un giro nel giardino molto naturale con ulivi, noci e altri alberi di frutta mentre lui spiegava la storia della fattoria. Infine abbiamo pranzato al fresco nel cortile gustando le deliziose specialità del luogo.

Il giardino a Santu Lasu

Vincenzo e la squadra

Nel pomeriggio abbiamo fatto una visita al giardino botanico La Cutura, dove il proprietario - Salvatore Gessi, ci ha guidato nelle diverse aree del giardino: mediterraneo, italiano, aromatico, e roseto e in una serra che contiene un’eccezionale collezione di oltre 2000 piante grasse e tropicali. Ha spiegato come alcune delle succulente sono state alterate producendo forme nuove e strane con effetti comunque molto interessanti.

Giardino botanico La Cutura: piante grasse

Nel terzo giorno la prima sosta è stata nel Parco Regionale di Porto Selvaggio con una passeggiata lungo uno dei sentieri costieri per osservare piante e fiori selvatici fino ​ad un belvedere panoramico che si affaccia sulla pineta, e su scogli e calette del Mare Ionio. Questo parco apparteneva fino agli anni 50 alla Masseria dell'Alto che abbiamo successivamente visitato. Si tratta di una costruzione imponente che sorge tra ulivi secolari, aranceti, molte piante mediterranee e che include una preziosa cappella con affreschi del 1100 dedicata a Santa Maria dell’Alto.

A pochi kilometri di distanza, verso Nardò, abbiamo visitato la fattoria della Masseria Brusca. Costruita nel XVI secolo, oggi la masseria produce prodotti lattiero-caseari, olio e verdure biologiche. Il proprietario ci ha accompagnato prima nel lussureggiante giardino ombreggiato, chiamato 'Il Giardino dei Continenti' per le sue eleganti statue femminili che rappresentano i quattro continenti e poi alla fattoria dove abbiamo gustato come aperitivo le mozzarelle fatte espressamente per noi. Ci aspettava dopo un pranzo delizioso preparato con tutti i prodotti della fattoria.

Brusca: statue con Keay e Ferdinando

Nel pomeriggio abbiamo lasciato il Salento per la Valle dell’Itria. La destinazione era la Masseria Brancati vicino ad Ostuni con i suoi 30 ettari di uliveti secolari. Alcuni alberi hanno tra 2000 e 3000 anni (questo uliveto infatti è stato creato in epoca Romana) e 800 piante sono registrate come monumenti naturali, protette da una sorveglianza via satellite e candidate per diventare patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Le forme di questi alberi sono assolutamente incredibili, come grandi vecchi giganti e alcuni con rami contorti, puntellati da sostegni. Il proprietario Corrado Rodio ci ha raccontato la storia della fattoria, che risale al 16 secolo (molti degli attrezzi originari sono esposti in un piccolo museo) e ci ha illustrato i vecchi metodi di frangere accompagnandoci nell’antico frantoio sotterraneo (ipogeo). Infine siamo stati invitati ad una degustazione di olio d'oliva prodotto dalla fattoria.

Masseria Brancati: Ulivo

L’ultima sosta della giornata è stata presso un trullo privato con 11 coni, “Casa Tumbinno”, nei pressi di Locorotondo. Quest’edificio è stato completamente restaurato con molto gusto e attenta cura. Ci è stato offerto un rinfresco e sotto i nostri occhi la gentilissima Signora Violetta ci ha preparato i deliziosi 'morbidini', dolci tipici della zona.

Trulli

La nostra ultima mattina è trascorsa alla Lama degli Ulivi, vicino a Monopoli. Questo giardino botanico è stato creato in un ambiente naturale unico: in una lama, cioè in una depressione carsica tipica di questo territorio tra le colline e il mare creatasi nei secoli dai corsi d'acqua che attraversano la zona. La particolare lama, dove il giardino si trova, è ricca di grotte e vanta una chiesa rupestre del 1200.

Il giardino è stato concepito dal proprietario e vivaista Stefano Capitanio come il luogo ideale per ospitare le diverse piante, provenienti da tutto il mondo, raccolte da lui durante i suoi viaggi.

Il presente curatore Francesco Intini ci ha amorevolmente guidato attraverso il giardino soffermandosi per farci ammirare gli esemplari più notevoli come alcune specie di palme rare, diversi cactus, alberi, arbusti e piante perenni di clima mediterraneo. Nel vivaio accanto c’era una vastissima selezione di piante in vendita e alcuni partecipanti hanno fatto acquisti.

Lama degli Ulivi

La maggior parte di questi luoghi meravigliosi appartengono alla Associazione Ville e Giardini di Puglia, una nuova iniziativa molto lodevole per la salvaguardia dei beni storici di Puglia e dei suoi giardini di ieri e di oggi: villegiardinidipuglia.it.

Elenco dei fiori identificati: Anacamptis pyramidalis; Anthyllis vulneraria subsp. rubriflora (syn. Anthyllis vulneraria subsp praepropera); Asphodelus microcarpus; Buglossoides purpurocaerulea; Campanula versicolor; Glebionis coronaria (syn.Chrysanthemum coronarium); Cistus creticus; Cistus monspeliensis; Crepis rubra; Dorycnium hirsutum; Euphorbia dendroides; Filago pygmaea (syn.Evax pygmaea); Galactites tormentosa ; Knautia integrifola; Malva sylvestris; Matricaria chamomilla; Muscari comosum; Ophrys bertolonii; Papaver rhoeas; Phlomis fruticosa; Plantago lagopus; Serapias orientalis; Serapias vomeracea; Tordylium apulum; Tragopogon porrifolius; Trifolium incarnatum; Trifolium stellatum; Trifolium campestre; Umbilicus chloranthus; Urospermum dalechampii.

Marzo 2015
Roma: Giardinaggio in vaso per terrazze, patii e cortili

Eugenia Conti e Roberto Campanozzi sono maestri giardinieri e professionisti del design con anni di esperienza nella creazione di spazi nei giardini. Giardini e piante sono infatti la loro passione. Dopo anni di lavoro a New York e Londra hanno entrambi deciso di tornare in Italia e stabilire la loro azienda a Roma.

Noi li abbiamo incontrati sulla grande terrazza del nostro socio Brent Larson. Sulla terrazza erano ammassate un centinaio di piante ereditate da amici e conoscenti, ma che Brent aveva deliberatamente lasciato in ordine sparso prima del nostro workshop. La terrazza, di circa 100mq è divisa in due parti con un balcone comunicante e gode di una bella vista sulla città e le colline circostanti.

Robert e Eugenia hanno iniziato esaminando gli elementi chiave: dimensioni, forma, luce o ombra e i requisiti funzionali di Brent. Poi hanno parlato di “hardscaping” (pavimentazione, strutture, vasi e fioriere) e poi degli elementi essenziali di “landscaping” (alberi, arbusti, piante perenni) che sarebbero appropriati sulla terrazza. Hanno parlato in dettaglio di come piantare in vasi e come curare le piante dopo l’installazione. I soci partecipanti hanno aggiunto tantissimi suggerimenti sia per la disposizione della terrazza sia per le piante suggerite sulla base della loro esperienza personale.